
Cavitazione, a cosa serve
La sua particolare efficacia è riconosciuta nel riduzione o l’eliminazione della cellulite, semplice e fibrosa, nonché le panniculopatie adipose localizzate: onde ultrasoniche della cavitazione – in questo caso, lipocavitazione – crea un campo in grado di generare delle micro bolle che implodono fino a far sparire gli inestetismi, come per il processo dell’ebollizione dell’acqua. A differenza dell’ebollizione, però, nella cavitazione la pressione del liquido, anziché salire, scende improvvisamente, mentre la temperatura e la tensione di vapore restano costanti. Lo scioglimento dei grassi avviene sostanzialmente grazie a effetti termici, micromeccanici e di cavitazione che liberano i trigliceridi, rompendo il tessuto adiposo.
Per capire la funzione della cavitazione, bisogna anzitutto considerare che la cellulite è un disturbo che interessa l’ipoderma, un tessuto di natura prevalentemente adiposo e definito “attivo” per via del legame che estiste tra il suo metabolismo e il bilancio calorico. Questa sua attività si manifesta essenzialmente in 2 modi: con una funzione lipolitica o una funzione di liposintesi. Nel primo caso genera lo scioglimento dei grassi quando il bilancio calorico è negativo; nel secondo caso, invece, quando cioè il bilancio calorico è positivo, si attiva la deposizione dei grassi. La cellulite sopravviene proprio a causa della degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo dell’ipoderma, che genera l’alterazione delle sue più importanti funzioni metaboliche. Con la cavitazione si può dunque sciogliere questo tessuto in modo non invasivo ed esternamente, rispetto alla tecnica chirurgica della liposuzione.
Le zone del corpo su cui può essere utilizzato il trattamento cavitazionale sono le seguenti:
- Addome
- Fianchi
- Braccia
- Polpaccio
- Cosce
- Ginocchia
- Glutei
Il trattamento prevede normalmente un ciclo di 6 sedute con localizzazione concordata. I primi risultati sono già visibili dopo i primi trattamenti, ma è fondamentale dopo ogni trattamento di cavitazione avviare un’azione di attivazione metabolica.
Quando andrebbe evitata la cavitazione?
Gli ultrasuoni utilizzati dalla cavitazione sono onde elastiche simili a quelle utilizzate nella diagnostica (come le ecografie) generate da una sorgente che oscilla con una frequenza superiore a quelle percettibili dall’orecchio umano. La potenza dell’onda, che si propaga anche negli organi, va tenuta costantemente sotto controllo: secondo le normative vigenti, la potenza non dove superari mai i 3 Watt/centimetri quadri. Le controindicazioni della cavitazione sono dunque legate ad un uso inappropriato del macchinario. Il vero rischio è che le onde elettriche possano danneggiare organi interni o provocare bruciature.
La cavitazione andrebbe inoltre evitata per quei soggetti affetti da particolari patologie quali cardiopatie, problemi vascolari, con trombosi in corso e/o tromboflebiti, che sono portatori di protesi o di pacemaker, o che si sono sottoposti a trapianti di qualsiasi genere. Chi si sottopone ad un simile trattamento deve anche rendere noto al medico estetico se ha lesioni di timpani od otiti, se è in stato di gravidanza e/o di allattamento, oppure se è all’inizio del ciclo mestruale.

